Il cine-pugno

Un blog di "sadismo voyeurista sublimato in epistemofilia" (Christian Metz)
lunedì, 26 maggio 2008

Caro Conte Nebbia,

    il tuo post è incredibile, nel senso che non è credibile. A parte la ruffianeria e la parzialità dell'intervento su Sentieri selvaggi (“sconvolto dalla stroncatura di Emiliani al film di Sorrentino ho pubblicato sul mio blog, che, per inciso, fa più di 300/350 visitatori al giorno...”: chi sei, Beppe Grillo?!), non si capisce perché ogni volta che qualcuno va contro il vostro parere, l'unica risposta possibile è l'attacco personale (“e soprattutto, riusciamo a trovare un altro hobby per il buon Emiliani?”, “Che ne dici dell'uncinetto?”: tutte amenità che ho sperimentato su me stesso e che purtroppo ho praticato anch'io, quand'ero – ahimè - nella Connection). In realtà il motivo lo si capisce benissimo, essendo l'insulto bonario (quello con l'emoticon annesso, il più pericoloso e detestabile) l'unica arma a vostra disposizione. Per curiosità: il film l'avete visto? Se sì, “come” l'avete visto? È il “come” quello che importa. Quel “come” che permette a Emiliani di scrivere quello che ha scritto e di avere dalla sua un'onestà e un'umiltà (umana e di sguardo) che non solo vi sognate, ma che non avrete (né avrò io stesso) mai. La critica non è fatta di accondiscendenza e collaborazionismo, di istituzioni da preservare (Sorrentino, Garrone... e nel passato, anche Fellini, Antonioni e tutta la Commedia all'italiana) e di Vero Cinema da difendere. Poi tu parli di “gang di Sentieri selvaggi”: allora vogliamo parlare della vostra di “gang”, composta da Pezzotta, Mazzarella, la Bellocchio, Bocchi (mi spiace includerlo, il suo Castoro su Mann lo conosco a memoria...) e che ci ritroviamo ovunque quasi fosse un pacchetto “all inclusive”? (Non che ci sia nulla di male, per carità, fatti loro/vostri: ma se di “gang” si parla...) Oppure vogliamo parlare della Connection stessa? Una community per cui o sei dentro (Viva Gondry! Viva Wes Anderson! Viva Garrone! Viva i Coen!) o sei un asociale. Mettiamoci d'accordo: i cineblog servono per parlare di cinema o per socializzare? Perché fra i commenti si legge sempre di tutto ma mai un parere che sia tale riguardo al film oggetto del post? “Evviva, siamo d'accordo!”, “Peccato, a me era piaciuto...”: sembra quasi che se il film non piace al blogger, non debba piacere nemmeno a noi.
    E non si prenda questo post come una difesa a spada tratta di Sentieri selvaggi o di Simone Emiliani: Sentieri selvaggi è in pieno declino (alcuni nuovi recensori, come Calzoni e Spiniello, li vedrei bene nella Connection) e con Emiliani mi trovo spesso in disaccordo (vedi The new world, Apocalypto o Insomnia), eppure l'unica rivista che ancora PRODUCE CINEMA in Italia è proprio Sentieri selvaggi (e non FilmTv, nonostante l'arrivo del grande Giona Antonio Nazzaro, né SegnoCinema, che è buono per i parrucchieri). Se non ci fosse la "gang" di Sentieri selvaggi, saremmo già tutti sommersi dalle lagne borghesi e veltroniane di Giordana, Luchetti, Virzì e Ozpetek.
    Poi, quando parli di Buñuel e Rossellini... ma per piacere! Anche Welles odiava Rossellini, lo considerava un principiante. Ma dovresti sapere che gran parte dei cineasti, di cinema, non capisce nulla! Agiscono a livello inconscio, latente: sono pochi, ora come ora, quelli che mettono in pratica i loro studi teorici (me ne viene in mente uno: Paul Thomas Anderson, ad esempio). Quindi è inutile portare acqua al proprio mulino mettendo in mezzo il povero Buñuel (anche perché se fossi stato più onesto, avresti citato critici - e poi registi! - ben più autorevoli come Truffaut o Godard...).

Grazie per l'attenzione, Fabrizio Attisani
postato da JerryGarcia85 alle ore 19:59 | Permalink | / (pop-up)
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domenica, 25 maggio 2008

Chi è senza peccato...



Indiana Jones e il Regno del teschio di cristallo di Steven Spielberg con Harrison Ford, Cate Blanchett, Shia LaBeouf, Karen Allen, Ray Winstone, John Hurt... 8,5

Giusto due parole prima che il film venga lapidato da critica e fans:
Indiana Jones e il Regno del teschio di cristallo è uno spettacolo “totalmente dentro il cinema”1 che infiamma gli occhi... il Più Grande Spettacolo del Mondo! Spielberg sfiora spesso il sublime (l'esplosione nucleare, il duello nella giungla, la caduta dalle cascate, il decollo dell'astronave...), riflette sulla paura della bomba e non riesce a cancellare i segni di morte che già caratterizzavano i suoi ultimi film (struggente il ricordo di Jones senior da parte di Indiana, mentre più divertente è quello di Marcus Brody, che anche da morto si prende una piccola rivincita...). Insomma, vi starete chiedendo: allora dove sta il problema? Il problema, come al solito, sono i fans. Che vorrebbero il film come se fosse girato negli anni '80, non accorgendosi che i primi a essere invecchiati sono loro e che se davvero fossero gli stessi di vent'anni fa, non potrebbero che emozionarsi e divertirsi ancora di fronte alle avventure del mitico Indiana Jones.

1. Giona A. Nazzaro

postato da JerryGarcia85 alle ore 17:29 | Permalink | / (pop-up)
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venerdì, 23 maggio 2008


Gomorra di Matteo Garrone con Toni Servillo, Carmine Paternoster, Salvatore Cantalupo, Marco Macor, Ciro Petrone... 6,5

Per un attimo, mentre scorrono sullo schermo le gesta di Marco e Ciro che giocano a fare Scarface, Garrone sembra dirci che è il cinema a ispirare la mafia, e non il contrario: se quel che leggiamo è vero (una dichiarazione di fede nel cinema e nella sua capacità di intrecciare sogno e realtà), allora ci resta alquanto difficile capire il senso delle scelte garroniane, visto che oramai non ci riesce più di distinguere le immagini in movimento di Gomorra da quelle anonime dei telegiornali, con la folla che si accalca dietro ai nastri della polizia e i cadaveri coperti da un telo bianco.
Posto che tutto quello che (sembra) dirci Gomorra è stra-noto ai più, che ne resta del macchinario che ci coinvolge nella storia e ce la fa sentire? È come se ci stritolasse nell'attrito esistente fra oggettività (la macchina a mano sempre attaccata ai volti e alle nuche dei personaggi) e soggettività (ogni inquadratura studiata e cesellata fin quasi a lacerare il tessuto della pellicola), che trova perfino riscontro nella colonna sonora (alle canzoni dei neomelodici napoletani si alternano brani che si vorrebbero più ricercati, come la Herculaneum dei Massive attack scritta appositamente per il film): si aspira a Pasolini e Van Sant, e invece si ha solo la sensazione di un talento troppo distante e controllato per convincere davvero, su cui aleggia lo spettro dell'Autore che squadra il suo oggetto da lontano per guardarlo dall'alto in basso (la macchina da presa che sorvola i corpi per non sporcarsi del loro sangue o il punto di vista assolutamente estraneo durante i rilievi della polizia in seguito all'omicidio della signora Maria).

postato da JerryGarcia85 alle ore 18:05 | Permalink | / (pop-up)
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sabato, 17 maggio 2008


Speed Racer di Andy e Larry Wachowski con Emile Hirsch, Christina Ricci, John Goodman, Susan Sarandon, Matthew Fox... 9

Curioso come certi critici parlino di cose che presumibilmente non conoscono. A meno di non immaginarci un Paolo Mereghetti campione di Gears of war o una Mariarosa Mancuso impegnata in tornei notturni di Winning eleven, non si capisce su quali basi la maggior parte della critica italiana possa definire il nuovo film dei fratelli Wachowski un “film-videogioco” (e arrivare persino a sostenere, in un controsenso clamoroso, che sia un film “noioso”). Ora i punti sono due: innanzitutto, perché parlare di videogiochi, quando probabilmente non si sa nemmeno cosa siano? (Quando non si sa nemmeno cos'è il cinema, verrebbe da aggiungere...) E secondo, perché quest'abitudine di schernire i film accostandoli a cose tutt'altro che da biasimare? Film-videogioco, film-giocattolo, film-panettone... Quanto può essere stata triste l'infanzia di questi critici, nonché il resto della loro vita?
Ebbene sì, Speed Racer è un film-videogioco. Un film-giocattolo. Un film-panettone. Un film-caramella. Di quei videogiochi, giocattoli, panettoni e caramelle che solo la saggezza dei bambini sa apprezzare. Speed Racer è un bacio a lungo atteso, un riflesso di luce a forma di cuore, un sogno lungo un giorno; un miscelatore anarchico di sogni (Lucas, Coppola, Matrix...) e videogame (vengono in mente alcuni capolavori videoludici come Gran Turismo, Project Gotham Racing e Wipeout 2097). Attenzione però, perché non ha una sceneggiatura dei fratelli Coen né di Charlie Kaufman ed è probabilmente il miglior film automobilistico (film-macchina?) della storia del cinema (insieme a Cars di John Lasseter e Joe Ranft e Driven di Renny Harlin: guarda caso, altri due film derisi proprio per il loro darsi ingenuo – eppure teorico - al proprio pubblico). Quindi?
Sublime.

postato da JerryGarcia85 alle ore 15:19 | Permalink | / (pop-up)
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sabato, 03 maggio 2008


Iron Man di Jon Favreau con Robert Downey Jr., Jeff Bridges, Gwyneth Paltrow, Terrence Howard... 7

Come prendere questo Iron Man? Pur rimanendo convinti che sarebbe servito un cineasta del pari di Rob Cohen per rendere questo film veramente formidabile (vengono in mente alcuni straordinari film aerei come Stealth - Arma suprema o xXx), questo Iron Man non può non piacerci. Merito di Robert Downey Jr., senza dubbio: un gigante di ferro leggero leggero (irony man...), lontano mille miglia dagli esibizionismi mimetici da Actors studio e autentico corpo dal quale scaturisce cinema (ricordate il bellissimo The singing detective di Keith Gordon? O i Transformers bayiani che proiettavano dagli occhi le immagini della guerra fra Decepticon e Autobot?). Anche perché Jon Favreau è nulla più di un onesto professionista hollywoodiano, invisibile e umile (guardate che ruolo si è scelto – quello dell'autista di Tony Stark - e come omaggia spudoratamente il mentore/capoufficio Lucas nella sequenza della fuga dalla caverna dei terroristi e in quella del trapianto di “cuore” ad opera della bella Pepper Potts), evidentemente non a proprio agio con l'action movie: di fronte alle peripezie aeree di caccia, missili e supereroi ci saremmo aspettati un filmico ben più dinamico e non un semplice lavorio di montaggio che sarebbe stato più opportuno nella messa in scena di un dialogo da commedia (abbondano i campi e controcampi, tanto da far pensare a qualcuno che questo film fosse una "commedia divertente"...). Il vero limite di Jon Favreau è quello di rimanere a metà del guado, per paura forse, o più probabilmente per mancanza di talento: né ci precipita nel cuore/occhio di Tony Stark/Iron Man (che è poi anche il cuore/occhio di Pepper Potts, come gli occhi di Mary Jane Watson erano gli stessi di Peter Parker/Spider-man nella trilogia-capolavoro di Sam Raimi) né riesce a cogliere l'essenza materica di un genere (di un cinema!) che vorremmo sempre più macchinico e non meccanico (e il 9 maggio è in arrivo l'attesissimo Speed racer dei fratelli Wachowski).


Curioso come a sottolineare la (presunta) virilità yankee di Iron Man ci siano in colonna sonora due band come gli AC/DC (Back in black) e i Black Sabbath (Iron Man, appunto), una australiana, l'altra inglese: e se il paradosso fosse voluto?


postato da JerryGarcia85 alle ore 18:04 | Permalink | / (pop-up)
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Oh! Sweet Nuthin'

Blogger: JerryGarcia85
Nome: Fabrizio Attisani


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